domenica 10 gennaio 2010

LA JUVE NON C'E' PIU'


Ennesima sconfitta stagionale per la Juventus di Ciro Ferrara. Ciò che appare come una consuetudine si consuma per l'ennesima volta in quel di Torino, con una disfatta che farà clamore almeno quanto l'umiliazione subita in Champions League contro il Bayern Monaco. La squadra o meglio l'accozzaglia numerica Ferrariana non mostra più alcun senso logico e la sconfitta sembra diventare ormai una triste abitudine per i tifosi bianconeri. A passeggiare all'Olimpico di Torino tocca stavolta al Milan, mai trascendentale stasera, eppure in grado di travolgere in tutto e per tutto gli avversari, apparsi appena vogliosi di riscatto ma totalmente inadeguati sia tatticamente sia qualitativamente. Sparare su Ferrara sarebbe come colpire la croce rossa e per una volta preferiamo risparmiarlo, c'è invece molta più voglia di discutere dell'imbarazzante pochezza tecnica di alcuni elementi che in altri periodi storici della gloriosa storia bianconera avrebbe conosciuto i colori bianconeri solamente attraverso la tv. Pensare di poter fermare il Milan attuale con il solo agonismo di una mediana tecnicamente da metà classifica (quattro podisti di cui due adattati sugli esterni) è presunzione comunque attenuata dalla scelte obbligate per la sequela interminabile di infortuni. L'errore più grave, evidenziato da pochi in verità, è stato quello di voler elevare la vittoria di Parma a cura definitiva dei problemi bianconeri. L'horror stagionale degli uomini di Ferrara sembra interminabile e i tre schiaffi suonati dalla banda rossonera (29'Nesta, 67' e 87' Ronaldinho) sono la pietra tombale su molte speranze dei più ottimisti: La Juventus si è ormai sciolta come neve al sole. Non è solo il gioco ad essere un lontano ricordo, lo è (e questo è ben più preoccupante) il concetto stesso di squadra. Non può essere un alibi il clima ostile che si materializza ormai costantemente all'Olimpico. Chi ha caricato la stagione di proclami deve assumere la responsabilità di un fallimento totale, di una disfatta tecnica e societaria. Per costruire qualcosa da queste macerie risulta persino difficile trovare la soluzione giusta poiché sempre maggiori sono le cose che preoccupano e la sensazione di totale precarietà pervade ormai ogni singolo aspetto della gestione societaria e tecnica, compresi i giocatori. Ora è emergenza non solo sul piano delle attese future ma anche nell'esigenza di salvare il salvabile prima che sia troppo tardi. Prima che anche una semplice qualificazione in Champions (rispetto ai proclami d'inizio stagione) diventi un miraggio. A Blanc l'ardua sentenza.

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